Pordenonelegge 19/23 settembre

Pordenonelegge

Settembre sembra essere il mese migliore per i festival letterari e l’arrivo della stagione fredda invoglia a passare più tempo a casa dedicandosi alla lettura.

Se vi siete persi il festival della letteratura di Mantova (che come ogni anno si svolge la prima settimana di settembre) siete in tempo per partecipare a Pordenonelegge, arrivato alla sua tredicesima edizione.

 

Oltre ad avere la possibilità di scoprire una bellissima città, i cinque giorni dedicati alla cultura hanno un’agenda fittissima di appuntamenti e di ospiti di fama internazionale come Marc Augé, Johnatan Coe e Tzvetan Todorov; gli intellettuali italiani presenti saranno davvero tantissimi: dagli scrittori come Ammaniti, Carlotto o Donato Carrisi, ci saranno interventi che spaziano dalla filosofia, all’architettura o al teatro con ospiti come Filippo Timi, Giobbe Covatta, Dario Vergassola, Claudio Magris, e Corrado Augias.
A tutto questo si aggiungono laboratori di scrittura e iniziative quotidiane che si rivolgono ai bambini e ai ragazzi delle scuole, rendendo questa esperienza intensa e stimolante.
Qui troverete il sito dedicato all’iniziativa.
Qui troverete invece il sito in informazioni turistiche della città di Pordenone.

Qui invece troverete alcuni degli interventi dello scorso festival della letteratura di Mantova, tra cui Zygmund Bauman, Joe Lansdale e Carlo Lucarelli.

Buone letture.

Pickwick

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Cinquanta sfumature di… Tutti.

Sono almeno due mesi che avrei voluto scrivere un articolo che parlasse della trilogia delle cinquanta sfumature, tre romanzi che insieme hanno venduto nel mondo 30 milioni di copie e che in Italia hanno superato i 3 milioni, più di Dan Brown e più anche di Harry Potter. Eppure questo post non riuscirà ad essere un vero e proprio articolo perché il duro scontro con la realtà mi ha fatto capire per prima cosa che ripetere l’ennesima critica alla psicologia dei personaggi, alla trama, alla costruzione dei dialoghi, al ruolo della donna e dell’uomo non aveva nessun senso, visto che lo hanno già fatto in fin troppi e soprattutto perché la maggior parte di chi questi libri li ha comprati non lo ha fatto perché una determinata critica (o una lunga serie) ne ha parlato particolarmente bene oppure male.

Una piccola riflessione nata da un incontro casuale ad un bar, che in un colpo ha cancellato ogni velleità di critica letteraria e insieme mi ha fatto crescere in me quel senso di scoramento che provo ogni volta di fronte all’ignoranza più spietata.

Donna: “Ciao! Come stai? Non è che potresti procurami quei libri che hanno letto tutti?”
Amico seduto al mio stesso tavolo: “ Quali?”
Donna: “Eh… Dai… Quelli delle Cinquanta sfumature…”
Amico: “Ma quale, perché sono tre, a te quale serve?”
Donna: “Tutti e tre”
Io più amico: “Ma guarda, se ti posso dare un consiglio, non c’è davvero bisogno di leggerli, sono terribili e…”
Donna: “Sì, vabbè ma li hanno letti tutti!”
Silenzio, anche nella mia testa. Della serie, 30 milioni di copie non possono sbagliare.

Comunque se solo quella risposta non mi avesse colta così di sorpresa le avrei potuto consigliare una versione bignami di quel migliaio abbondante di pagine, una canzone di una donna vera e molto più affascinante dell’imbranata protagonista, che spiega molto meglio e con molto meno sforzo cosa sia per una donna la scoperta emotiva legata ad un rapporto di dominazione.
E poi è una bella canzone.

Pickwick

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San Valentino, ovvero se l’amore c’è non guarda ai particolari

Mentre passeremo questa giornata a pensare a regali, oppure a pensare a quanto sia una festa sia inutile e commerciale, San Valentino ci colpisce ogni anno con le sue frecce a forma di cuore.

Nella giornata dell’amore universale è bello vedere come quest’anno anche Google abbia deciso di festeggiare l’avvenimento ricordando che l’amore è un sentimento comune, che appartiene ad ogni essere vivente, senza guardare il sesso, la razza e altri stupidi particolari dettati dal caso genetico.

Un altro video molto divertente è questo che ho trovato grazie al blog made in USA thecuriousbrain.com che oggi dedica tutta una serie di link che festeggiano il giorno degli innamorati. Quello che ho preferito è questo, un video che ha come protagonista una drag queen americana che prende in giro l’ipocrisia delle persone omofobe.

E viste le dichiarazioni deliranti dell’altro giorno del solito gretto Giovanardi, vi ricordate? “Due donne che si baciano? Come chi fa pipì per strada. Se uno lo fa in bagno va bene, ma in pubblico può dar fastidio”, è giusto e sano ricordare e diffondere il più possibile il fatto che l’amore è un sentimento non una prerogativa degli eterosessuali, bianchi e di fede cattolica.

Restons en colère (e oggi anche un po’ amoureux)
Pickwick

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Buon compleanno Charles!

Avendo scelto un nickname così altisonante, di uno dei più esilaranti libri mai scritti, è giusto ricordare oggi l’anniversario della nascita del suo autore: Charles Dickens, nato a Portsmouth il 7 febbraio 1812.

Google, manco a dirlo, ha dedicato a lui il doodle di oggi, a quell’aura romantica (a volte un po’ triste) da fin de siècle inglese che Dickens ha saputo esprimere (o creare?) così bene.

Se non avete troppo tempo per leggere la sua biografia su Wikipedia la BBC ha creato questo delizioso cartone animato che in quattro minuti spiega tutta la sua vita:

Per concludere non posso che citare l’incipit de Il circolo Pickwick, che tanto mi è piaciuto e tanto mi ha ispirata:
Il primo raggio di luce che viene a rompere ed a fugare le tenebre nelle quali pareva involta l’apparizione dell’immortale Pickwick sull’orizzonte del mondo scientifico, la prima menzione officiale di quest’uomo prodigioso trovasi negli statuti inseriti fra i processi verbali del Circolo. L’editore dell’opera presente è lieto di poterli mettere sotto gli occhi dei suoi lettori, come una prova della scrupolosa attenzione, dello studio diuturno, dell’acume, che hanno sempre accompagnato le sue ricerche nella farraggine dei documenti affidati alle sue cure.

Pickwick

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Faster, Pussycat! Kill! Kill!

Ad un anno esatto dalla morte di Tura Satana, icona dell’ Exploitation, voglio ricordare l’attrice di origine giapponese con il suo film più famoso, Faster, Pussycat! Kill! Kill! del regista americano Russ Meyers girato nel 1965.

Tura Satana

Tura interpreta Varla, donna spietata e sensualissima, che va in cerca di avventure per il deserto della California con la sua banda di donne. Ci sono auto potenti, droga, violenza; il sesso è onnipresente ma mai esplicito, l’abbigliamento delle protagoniste è succinto e provocante. Ci sono spogliarelli e bagni nel fiume senza che però ci siano scene di sesso. Inoltre è strano notare come compaiano anche accenni di lesbismo: Rosie, un altro componente della bnada (interpretata dall’attice canadese Baby Girl Downes, in arte Haji), è innamorata segretamente di Varla. Forse per questo e per il fatto che le donne in questo film abbiano un ruolo decisamente dominante, la pellicola piacerà più tardi al movimento femminista che probabilmente non vedrà tutta la lunga sequela di stereotipi sulle donne che invece compaiono in ogni scena. Ovviamente non è un film con qualche pretesa artistica ma l’insieme è potente e le donne che lo interpretano sono davvero affascinanti, senza contare che Faster, Pussycat! Kill! Kill! creerà un vero e proprio stile, tanto che Tarantino nel suo Grindhouse si ispirerà proprio a quest’opera di Mayers.

La bellezza un po’ fetish di Tura Satana è diventata oggi una icona di quella femminilità prorompente e certo alternativa di cui Dita Von Teese è attualmente l’emblema. Ispiratasi dichiaratamente a Bettie Page, e quindi decisamente meno violenta, Dita ha comuqnue riportato in auge un modello di donna forte e retrò in cui ci si può sentire femminili e potenti senza alcuna contraddizione.
Per ricordare il primo anniversario della scomparsa di Tura Satana Studio Universal manderà in onda il film, purtroppo solo alle 23.15, ma per chi non l’ha mai visto l’attesa della seconda serata vale davvero la pena.

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Il giorno della memoria

giorno della memoria

Oggi tutto il mondo ricorda l’orrore del passato. Lo sterminio studiato, pianificato e messo in opera dal nazismo e che il fascimo ha appoggiato in quanto alleato.
Ricordiamo la Shoah, la catastrofe, il disastro del nostro passato più cupo.

Quello che però spesso ci dimentichiamo è di ricordare che lo sterminio non fu rivolto solo alla popolazione di religione ebraica ma a tutti coloro che per scelta o per caratteristiche non aderiva al modello di perfezione distorta e irreale del popolo eletto.

Wikipedia nella voce dedicata al campo di sterminio di Auschwitz
ci ricorda anche questo:

– un triangolo di colore rosso identificava i prigionieri politici, nei cui confronti era stato spiccato un mandato di arresto per ragioni di pubblica sicurezza;

– una stella a sei punte di colore giallo identificava i prigionieri ebrei; dalla metà del 1944 gli ebrei furono contrassegnati come le altre categorie ma con l’apposizione sopra il distintivo triangolare di un rettangolo di stoffa giallo;

– un triangolo verde identificava i prigionieri criminali comuni;

– un triangolo di colore nero identificava gli asociali;

– un triangolo di colore viola identificava i Testimoni di Geova;

– i religiosi cristiani ricevevano un triangolo di colore rosso, perché generalmente internati in seguito ad azioni repressive naziste rivolte contro l’autorità;

– un triangolo di colore rosa identificava i prigionieri omosessuali;

– un triangolo di colore marrone identificava i prigionieri zingari;

– un triangolo di colore verde appoggiato sulla base identificava i prigionieri assoggettati a misure di sicurezza, dopo che avevano scontato la pena loro inflitta;

– una lettera “E” prima del numero di matricola identificava i detenuti da educare (Erziehungshäftling);

– un cerchietto di colore rosso recante la sigla “IL” identificava i prigionieri ritenuti pericolosi o sospetti di tentare la fuga;

– un cerchietto di colore nero identificava i prigionieri della compagnia penale.

Sul triangolo che identificava la categoria, era anche dipinto o impresso con inchiostro l’iniziale tedesca della nazionalità del detenuto, a meno che questi non fosse cittadino tedesco o apolide.

campo

In questi giorni difficili, di crisi, di paure, di stridori e di incomprensioni tra le diverse nature del mondo è bene ricordare che è stato il terrore a generare questa mostruosa macchina di distruzione e di sfuttamento. Tutto ciò che non era giusto era sbagliato e quindi doveva essere consumato e poi distrutto.
Bertold Brecht con una poesia (famosissima) è riuscito a descrivere con un’incredibile semplicità quella sgradevole sensazione di chi non fu né contro, né a favore e non si faceva domande su quello che stava succedendo.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Continuiamo a farci domande.
Restons en colère
Pickwick

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The Sound of Silence

A volte il silenzio è una scelta. Che sia contro chi parla troppo, contro chi non vuole ascoltare o contro chi non è in grado di rispondere in maniera adeguata, il silenzio si sceglie quando si ha troppo da dire, come una dolorosa presa di posizione nel togliere una voce che si ritiene importante da un discorso in cui la sua mancanza si possa sentire.

Altre volte è il silenzio che ti prende, ti toglie la forza, il pensiero e la parola. Ti avvolge come un manto e ti isola dal mondo. Quella linea sottile ma così netta e tagliente che si crea quando passi dal non sentirti compreso al non essere più in grado di farti comprendere.

Il momento è difficile, ce lo sentiamo dire da qualsiasi parte ci sia qualcuno a parlare, accendi la tv e lo scoramento ti assale, leggi i giornali e succede la stessa cosa, idem con internet e tutti gli altri mezzi di comunicazione; il fatto che però rende una situazione davvero drammatica a livello personale è quando i problemi della società arrivano ad essere parte integrante del quotidiano non come caso isolato ma come unico grande e principale argomento di conversazione.

La voce dei “giovani”, come sentiamo qotidianamente, è strozzata dall’incapacità di comunicare il proprio stato d’animo e quando senti un amico, lontano o vicino, chiedi per prima cosa come va sul versante lavoro, hai lavoro? Fai qualcosa? Non tanto per vedere se riesce ad arrivare a fine mese, cosa quasi sempre imrpobabile ma perché ti preoccupi che anche questo amico, come una lunga schiera, non si senta afflitto dalla sensazione di aver voglia di fare, di desiderare la propria indipendenza, la propria vita, e allo stesso tempo sentirsi inutile se non fallito. Chi dei grandi giornalisti arriverà a chiedersi per primo quanti dai 25 ai 35 anni sta prendendo psicofarmaci contro l’ansia, la depressione, gli attacchi di panico oppure di chiedere loro ti senti utile o inutile sorprendendosi della risposta?
Forse tra 10 o 15 anni questa sensazione avrà un nome forse addirittura chissà avrà il nome di una patologia come in Giappone la morte da troppo lavoro.

Ripensando a tutto questo mi è venuto in mente un film e una canzone della sua colonna sonora che è riuscita ad avere ancora più fortuna del film stesso: Il laureato.
Un film del 1967 che insieme ad una complicata (e travagliata) storia d’amore ci mostra le inquietudini e il distacco emotivo di un ragazzo alla soglia dell’età adulta. La canzone è ovviamente The Sound of Silence di Simon e Garfunkel che eprime in maniera così poetica quella cappa di silenzio che può arrivare in momenti di particolare difficoltà e che richiedono un profondo cambiamento.

 

And in the naked light I saw
ten thousand people maybe more
people talking without speaking
people hearing without listening
people writing songs that voices never share
noone dare, disturb the sound of silence

Fools said I you do not know,
silence like a cancer grows,
hear my words that I might teach you
take my arms that I might reach you
but my words, like silent raindrops fell…
and echoed in the well of silence.

Pickwick

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In ogni sfumatura tranne il rosa

Sta arrivando Natale e, diaciamocelo chiaramente, quest’anno non sarà in segno della leggerezza. Sarà lo stesso il momento in cui ci troveremo con la famiglia, le cene, i pranzi, le chiacchiere e i regali. Crisi o no giornali e siti si spendono come ogni anno in liste per genere, budget o ruolo familiare e le proposte sono sempre le stesse, cambia solo il design.

Non fraintendete, mi piace il Natale: gli alberi, il presepe le luci, l’atmosfera e sì anche i regali ma per parlare bene delle mie liste di idee adotto la vecchia tecnica di parlare male di quelle degli altri, è solo una piccola strategia i marketing.
Il punto è però che scegliere i regali per un numero più o meno grande di persone è sempre difficile, a quelle più vicine perché sono vicine, a quelle che conosci meno perché non sai che cosa gli piaccia davvero
Il consiglio che do io, e che ho sempre adottato per i miei regali, è di non cercare per forza (o forzatamente) di cercare un qualsiasi oggetto col pensiero “Oddio, gli piacerà?” ma cerco di condividere con loro qualcosa di me, un’esperienza che mi ha dato qualcosa, un’idea che mi ha colpito e che vorrei diffondere. Per questo motivo regalo quasi sempre libri e musica, scegliendo tra i miei preferiti quelli che penso potrebbero piacere alle persone a cui sono destinati; in più ultimamente (vuoi i tempi difficili, vuoi perché ormai sono una donna almeno in termini di età) ho cercato in quello che l’arte al femminile ha creato, provando a superare quell’odioso stereotipo che vorrebbe i prodotti al femminile destinati ad un pubblico femminile.

In questa ricerca le sorprese sono state tante e mi hanno fatto anche riflettere sul fatto che anch’io in parte subivo quello stereotipo di cui ho scritto poco sopra; come se ciò che una donna può produrre artisticamente avesse una declinazione soltanto in rosa, raccontando delle proprie visioni e della propria vita secondo quella serie di luoghi comuni che vedono le donne parlare solo in termini di romanticismo, sentimentalismo o di un erotismo pregno di stucchevole poesia oppure, all’opposto, di frivolezze fatte di accessori e inutilità.

Per questi motivi ho scelto 5 libri, 5 film e 5 album di donne che hanno dato il loro contributo al femminile con la loro arte, scegliendo di mostrare la propria natura di donne complesse, sganciate da ogni pregiudizio e che sono state in grado di creare dei mondi in grado di parlare in maniera profonda sia alle donne che agli uomini.

In questo primo post parto dalla lista che per me è stata la più semplice, quella dei 5 libri al femminile non in rosa.

1. Orlando, Virginia Woolf

Ho scoperto questo libro durante una chiacchierata in un momento di pausa all’università, quando una collega ci chiedeva dei consigli di lettura prima di farsi un giro in libreria. Un amico le consigliò Orlando e io affascinata dalla sua descrizione ho deciso di leggerlo ed è stato bellissimo.

Il suo fascino sta nella dimensione onirica in cui è immerso l’intero romanzo. Una storia che parla del cambiamento, del non riconoscersi in ruoli stabiliti, sia nell’essere uomo che nell’essere donna. I passaggi in cui Virginia Woolf affronta le sorprese e le difficoltà che Orlando si trova a vivere sono magnifici per la loro delicatezza e semplicità.
Non sarà un romanzo da uomini duri ma lo è di certo per le persone che amano la poesia.

2. Histoire d’O, Pauline Réage

Benché per anni questo romanzo sia stato attribuito ad un uomo (J. Paulhan) oggi si sa con certezza che l’autore di questa piccola opera è Dominique Aury, una scrittrice francese del secolo scorso morta nel 1998; come se non fosse possibile concepire che una donna scriva del donarsi completamente alle voglie degli uomini anche contro la propria volontà.
Da come si è capito questo romanzo che parla di sesso, o meglio, di un particolare tipo di sessualità, della dominazione e della sottomissione. Senza questioni morali o psicoanalitiche viene narrata la storia di O dal giorno in cui il suo fidanzato ritiene che sia pronta alla sua nuova educazione al giorno in cui rimane sola e non sa più cosa fare. Non è certo la psicologia il suo punto di forza ma sono le descrizioni sensuali e insieme distaccate, le fantasie e i desideri fisici di una donna che non sono quelli che vengono definiti normali.
Questo romanzo ha creato scandalo (e lo crea ancora oggi) ma è importante soprattutto per l’immaginario che è riuscito a creare attorno a questo modo di concepire l’erotismo.

3. Shanghai Baby, Zhou Whei Hui

Una giovane scrittrice cinese che decide di rompere le censure imposte nel suo paese e scrive una storia d’amore moderna, contemporanea, molto vicina per azioni e sentimenti ad uno stile di vita occidentale.
Gli ingredienti ci sono tutti: due ragazzi trasgressivi, il sesso, la droga, la tristezza e la felicità, sullo sfondo di una città in progressione, divisa tra oriente ed occidente che in qualche modo è anchessa protagonita della storia. Shanghai è il simbolo della profonda diversità tra due culture ma che allo stesso tempo sottolinea come la vita ed i pensieri delle singole persone siano più simili di quanto si possa immaginare.

4. A Small Island, Andrea Levy

Un romanzo storico e un affresco di due società che stavano profondamente cambiando. La Gran Bretagna e il rapporto con le sue colonie, l’immigrazione, la seconda guerra mondiale e la ricostruzione visti da una donna inglese che si deve scoprire forte e una coppia giamaicana che dopo essersi separata si ritrova a Londra dopo la guerra cercando una nuova vita.
Una storia piena di ironie ed incompresioni che fanno riflettere sulla propria identità, soprattutto di che cosa sia una identità.

5. Le amanti, Elfriede Jelinek

Se pensate che l’amore sia un percorso di cuori e buoni sentimenti sulla strada della felicità allora questo è un romanzo (molto breve) che dovete leggere e far leggere a chi la pensa come voi, non perché stiate sbagliando, ma perché la vita (e l’amore) sono tante cose diverse.
Qui ci sono le storie di due donne che non si conoscono e nemmeno si incontrano ma che vivono le proprie vite nello stesso periodo e in luoghi piuttosto vicini.
Il loro fine è trovare la felicità che però in questo caso si sovrappone al concetto di sopravvivenza. Sono disposte a sopportare ogni conseguenza, ogni responsabilità pur di rispettare le convezioni sociali imposte dalla “nuova” società dei consumi. Le descrizioni sono spesso rivoltanti, tanto da voler abbandonare la lettura per non conoscere la miseria intellettuale dei personaggi e delle loro scelte catastrofiche; solo dopo essermi sforzata di finirlo ho capito che proprio questo è il suo maggior valore.

Questi sono i miei primi 5 consigli.
Se non avete trovato qualcosa che vi soddifa qui c’è il link per lo shopping di style.it
Ma io vi auguro comunque buona lettura.

Restons en colère
Pickwick

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Se non le donne, chi? Oggi.

Vi scrivo questo post veloce per ricordare a tutte e a tutti che il comitato SNOQ (se non ora quando) ha organizzato una manifestazione che si svolgerà oggi in diverse città d’Italia. Lo slogan è quello Se non le donne, chi? Una frase che racchiude in sé il senso profondo di questi tempi difficili che, senza una partecipazione al femminile, portatrice di valori diversi e complementari a quelli degli uomini, sarebbe ancora più triste e privo di vera alternativa.

Qui trovate l’elenco degli appuntamenti nelle diverse città; l’inverno mite non può che essere un altro invito per partecipare con mariti, compagni, fidanzati, figli e animali domestici!

Se non le donne, chi?

Io sarò in Piazza del Popolo a Roma, il cartellone è fitto di interventi tutti al femminile.
Partecipiamo!

Restons en colère.
Pickwick

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Evviva noi, le Donne!

Siamo alla mattina dopo, il day after al varo della manovra Monti. Non voglio certo entrare nel merito delle decisioni, è la politica che adesso deve fare il suo dovere dopo che i tecnici hanno predisposto la cura alla grave febbre che ci assale da troppi anni.

In questa mattina di discussione e confronto il particolare che ha colpito tutti sono le lacrime versate dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali (con la delega per le Pari Opportunità!) Elsa Fornero, subito prima di pronunciare la parola sacrifici.

Elsa Fornero

La parola che invece ho letto più spesso nei commenti alla sua commozione è stata sorpresa. Nessuno si aspettava che un politico potesse rivelarsi nel suo lato più umano, non il più debole. In questo momento difficilissimo per il nostro paese quel gesto di stanchezza e di tristezza ha fatto sentire a noi cittadini che quelle misure lacrime e sangue non sono state prese a cuor leggero o con il solo spietato calcolo numerico.

Questa mattina leggendo i giornali on line, come ogni giorno sono partita come al solito daRepubblica.it.Passando di pagina in pagina mi sono lasciata incuriosire da un link che riguardava Dilma Rousseff, il carimastico presidente del Brasile succeduto a Lula (il presidente operiaio che ha guidato il suo paese a diventare non solo protagonista della scena economica mondiale ma ad essere lo stato ad economia emergente che ha ridotto più di tutti il numero di persone che vive al di sotto della soglia di povertà); in una vecchia foto in in bianco e nero c’è una giovane Dilma con uno sguardo severo e quasi spavaldo, una foto scattata durante i tre anni di prigionia che Dilma ha scontato tra il 1970 e il 1972, qui dopo 22 giorni di torture e continui interrogatori dalla giunta militare allora al potere. Il suo viso stanco ma dallo sguardo fermo emerge ancora con più forza davanti a quei due militari che si coprivano il volto in un indegno gesto di vile paura di essere perseguiti in futuro.
Riferendosi a quel periodo Dilma ha detto: “Nessuno esce da questa esperienza senza segni” ma la sua forza, il suo carisma e la sua vita sono un esempio per noi donne attente a quello che accade nel mondo e che non vogliono solo essere delle semplici spettatrici o, peggio ancora, delle ancelle svestite.

Dilma 22 anni

Viva le donne che con le loro emozioni, le loro capacità e la loro forza riescono a rendere la politica una cosa migliore.

Pikwick

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