Sta arrivando Natale e, diaciamocelo chiaramente, quest’anno non sarà in segno della leggerezza. Sarà lo stesso il momento in cui ci troveremo con la famiglia, le cene, i pranzi, le chiacchiere e i regali. Crisi o no giornali e siti si spendono come ogni anno in liste per genere, budget o ruolo familiare e le proposte sono sempre le stesse, cambia solo il design.
Non fraintendete, mi piace il Natale: gli alberi, il presepe le luci, l’atmosfera e sì anche i regali ma per parlare bene delle mie liste di idee adotto la vecchia tecnica di parlare male di quelle degli altri, è solo una piccola strategia i marketing.
Il punto è però che scegliere i regali per un numero più o meno grande di persone è sempre difficile, a quelle più vicine perché sono vicine, a quelle che conosci meno perché non sai che cosa gli piaccia davvero
Il consiglio che do io, e che ho sempre adottato per i miei regali, è di non cercare per forza (o forzatamente) di cercare un qualsiasi oggetto col pensiero “Oddio, gli piacerà?” ma cerco di condividere con loro qualcosa di me, un’esperienza che mi ha dato qualcosa, un’idea che mi ha colpito e che vorrei diffondere. Per questo motivo regalo quasi sempre libri e musica, scegliendo tra i miei preferiti quelli che penso potrebbero piacere alle persone a cui sono destinati; in più ultimamente (vuoi i tempi difficili, vuoi perché ormai sono una donna almeno in termini di età) ho cercato in quello che l’arte al femminile ha creato, provando a superare quell’odioso stereotipo che vorrebbe i prodotti al femminile destinati ad un pubblico femminile.
In questa ricerca le sorprese sono state tante e mi hanno fatto anche riflettere sul fatto che anch’io in parte subivo quello stereotipo di cui ho scritto poco sopra; come se ciò che una donna può produrre artisticamente avesse una declinazione soltanto in rosa, raccontando delle proprie visioni e della propria vita secondo quella serie di luoghi comuni che vedono le donne parlare solo in termini di romanticismo, sentimentalismo o di un erotismo pregno di stucchevole poesia oppure, all’opposto, di frivolezze fatte di accessori e inutilità.
Per questi motivi ho scelto 5 libri, 5 film e 5 album di donne che hanno dato il loro contributo al femminile con la loro arte, scegliendo di mostrare la propria natura di donne complesse, sganciate da ogni pregiudizio e che sono state in grado di creare dei mondi in grado di parlare in maniera profonda sia alle donne che agli uomini.
In questo primo post parto dalla lista che per me è stata la più semplice, quella dei 5 libri al femminile non in rosa.
1. Orlando, Virginia Woolf
Ho scoperto questo libro durante una chiacchierata in un momento di pausa all’università, quando una collega ci chiedeva dei consigli di lettura prima di farsi un giro in libreria. Un amico le consigliò Orlando e io affascinata dalla sua descrizione ho deciso di leggerlo ed è stato bellissimo.
Il suo fascino sta nella dimensione onirica in cui è immerso l’intero romanzo. Una storia che parla del cambiamento, del non riconoscersi in ruoli stabiliti, sia nell’essere uomo che nell’essere donna. I passaggi in cui Virginia Woolf affronta le sorprese e le difficoltà che Orlando si trova a vivere sono magnifici per la loro delicatezza e semplicità.
Non sarà un romanzo da uomini duri ma lo è di certo per le persone che amano la poesia.
2. Histoire d’O, Pauline Réage
Benché per anni questo romanzo sia stato attribuito ad un uomo (J. Paulhan) oggi si sa con certezza che l’autore di questa piccola opera è Dominique Aury, una scrittrice francese del secolo scorso morta nel 1998; come se non fosse possibile concepire che una donna scriva del donarsi completamente alle voglie degli uomini anche contro la propria volontà.
Da come si è capito questo romanzo che parla di sesso, o meglio, di un particolare tipo di sessualità, della dominazione e della sottomissione. Senza questioni morali o psicoanalitiche viene narrata la storia di O dal giorno in cui il suo fidanzato ritiene che sia pronta alla sua nuova educazione al giorno in cui rimane sola e non sa più cosa fare. Non è certo la psicologia il suo punto di forza ma sono le descrizioni sensuali e insieme distaccate, le fantasie e i desideri fisici di una donna che non sono quelli che vengono definiti normali.
Questo romanzo ha creato scandalo (e lo crea ancora oggi) ma è importante soprattutto per l’immaginario che è riuscito a creare attorno a questo modo di concepire l’erotismo.
3. Shanghai Baby, Zhou Whei Hui
Una giovane scrittrice cinese che decide di rompere le censure imposte nel suo paese e scrive una storia d’amore moderna, contemporanea, molto vicina per azioni e sentimenti ad uno stile di vita occidentale.
Gli ingredienti ci sono tutti: due ragazzi trasgressivi, il sesso, la droga, la tristezza e la felicità, sullo sfondo di una città in progressione, divisa tra oriente ed occidente che in qualche modo è anchessa protagonita della storia. Shanghai è il simbolo della profonda diversità tra due culture ma che allo stesso tempo sottolinea come la vita ed i pensieri delle singole persone siano più simili di quanto si possa immaginare.
4. A Small Island, Andrea Levy
Un romanzo storico e un affresco di due società che stavano profondamente cambiando. La Gran Bretagna e il rapporto con le sue colonie, l’immigrazione, la seconda guerra mondiale e la ricostruzione visti da una donna inglese che si deve scoprire forte e una coppia giamaicana che dopo essersi separata si ritrova a Londra dopo la guerra cercando una nuova vita.
Una storia piena di ironie ed incompresioni che fanno riflettere sulla propria identità, soprattutto di che cosa sia una identità.
5. Le amanti, Elfriede Jelinek
Se pensate che l’amore sia un percorso di cuori e buoni sentimenti sulla strada della felicità allora questo è un romanzo (molto breve) che dovete leggere e far leggere a chi la pensa come voi, non perché stiate sbagliando, ma perché la vita (e l’amore) sono tante cose diverse.
Qui ci sono le storie di due donne che non si conoscono e nemmeno si incontrano ma che vivono le proprie vite nello stesso periodo e in luoghi piuttosto vicini.
Il loro fine è trovare la felicità che però in questo caso si sovrappone al concetto di sopravvivenza. Sono disposte a sopportare ogni conseguenza, ogni responsabilità pur di rispettare le convezioni sociali imposte dalla “nuova” società dei consumi. Le descrizioni sono spesso rivoltanti, tanto da voler abbandonare la lettura per non conoscere la miseria intellettuale dei personaggi e delle loro scelte catastrofiche; solo dopo essermi sforzata di finirlo ho capito che proprio questo è il suo maggior valore.
Questi sono i miei primi 5 consigli.
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Ma io vi auguro comunque buona lettura.
Restons en colère
Pickwick